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La giornata della donna.

Ci sono giornate che non possono essere dimenticate.
Noi italiani siamo conosciuti in tutto il mondo per il quantitativo elevatissimo di vacanze dovute a festività presenti nel nostro calendario, ma scommetto, e basterebbe andare su Youtube per confermarlo, che la maggior parte della popolazione non conosca la metà delle ragioni che ci sono dietro un “giorno rosso”.


Ma senza fare caso con precisione a queste date, ci sono altre giornate, che all'interno del nostro
sistema, pur non avendo questa connotazione colorata, sono considerate “feste”.


Che belle le feste, non è vero?
Pensate a quando, senza mascherine e guanti, avevamo la possibilità di festeggiare con le persone più care, in luoghi disparati, in sale preparate per l'occasione, o all'aperto, in giardini fantastici o a ridosso delle onde del mare.


A livello teorico, una festa è un momento conviviale in cui molteplici persone si incontrano per “festeggiare”, appunto, qualcosa o qualcuno. Le modalità possono essere variegate e di natura molto differente l'una dall'altra, ma il filo conduttore è la convivialità, mista a gioia, parole, chiacchiericcio e all’impagabile voglia di sentirsi leggeri.

 

È proprio così che nei miei primi 30 anni di vita, ho visto un copioso numero di essere umani aggregarsi, o come il periodo ci impone di dire, “assembrarsi”.
Ma se con la lente d'ingrandimento, tendo a fare uno zoom sul mese di marzo, l’ottavo giorno di questo mese, è quello che mi fa più paura.


Nella mia esperienza personale, in un marzo pazzerello qualsiasi, ho vissuto scene che hanno dell’inverosimile, poiché il senso della “festa della donna” è stato travisato in “festa per sole donne”. Lungi da me fare polemica, ma voglio accompagnarvi nei locali che ci ricordano che “oltre le gambe c’è di più”, tra tavoli dove troviamo donne vestite a festa, in una bolla di profumo e di
gioia, mentre “i mariti sono a casa con i figli, almeno una volta l’anno”.


In questi locali vorrei addentrarmi, con una telecamera in mano, un microfono e chiedere “che significato ha la festa della donna?”.


Non mi importerebbe assolutamente se la risposta fosse frivola, vuota di significato e ricolma di leccornie e chiacchiere tra amiche, ma vorrei intravederne il senso di libertà ed il fuoco di passione e riscatto che riempie le basi di questo giorno di marzo, perché no… non si parla di una festa.


L'8 marzo viene indicato impropriamente come “festa delle donne”, perché ha tutti i connotati per essere definito quale “giornata delle donne”. Se da una parte del tavolo trovate l'amica che vuole bere a tutti i costi, facendo ubriacare (non solo di parole) anche le compagne, dall'altra parte del tavolo c’è chi conosce il vero significato della giornata, ma vuole giustamente vivere una serata in allegria.


Ma quello che chiedo a tutti voi che state leggendo, è di riflettere, anche solo un minuto, rispetto a questo numero così rotondo che viene giusto prima delle idi di marzo.
Mentre cercate disperatamente su internet il significato, pensando che si tratti di una disgrazia di alcune donne morte in una piccola industria Newyorkese nel 1908, vi fermo sottolineando che si tratta di un piccolo misunderstanding, perché l'incendio a cui si fa riferimento in svariate pagine web, è avvenuto nella stessa città ma nel 1911, in cui morirono tantissime persone, tra cui un grande numero di donne.


Ma se pensate ancora una volta che questo sia il motivo alle spalle di una “festa” del genere, vi sbagliate nuovamente, perché nel 1909, a maggio, il Woman’s Day ci fu a Chicago, quale conferenza del partito socialista, con delle tematiche inerenti allo sfruttamento delle figure femminili sul lavoro.


Da Chicago, il movimento prese piede per tutto il globo, basandosi sempre più sul diritto al voto femminile. La data, ancora incerta, passò da febbraio, ad agosto, fino a quando, in Russia, venne istituita proprio l’8 marzo, la “giornata internazionale dell’operaia”.


Nel 1922, questo giorno venne ripreso anche in Italia, ma venne scelto il giorno 12 marzo, prima ancora di stabilire una data comune per tutto il pianeta.
Ci volle, infatti, il 1944 per stabilire che l'8 marzo fosse la “giornata della donna”.


Da quell'anno, dopo una seconda guerra mondiale che aveva fatto inginocchiare molteplici paesi, tra cui l'Italia, le donne presero il posto che spettava loro, liberandosi di ogni discriminazione e disuguaglianza.
Quante baggianate! Come si può asserire una cosa del genere, se ancora oggi, la diseguaglianza e palpabile quotidianamente sulla pelle di queste magnifiche creature?
Permettetemi di dire, perciò, che reputo necessario prenderci qualche minuto per riflettere e ripensare a chi, in una società lontana, dalla mentalità retrograda, ha dovuto sgomitare e pretendere un diritto sacrosanto per la propria vita, tra le strade della città, tra urla e dissensi.
Festeggiatele quelle donne, ricordandone la grandezza, il coraggio e la voglia di riscatto.
Festeggiatele quelle donne, lavoratrici instancabili, madri, sorelle, mogli.
Festeggiatele quelle donne, di cui si deve tener vivo il ricordo.
Festeggiatele quelle donne che sono morte per un loro diritto e per vivere una vita felice.


Festeggiate sí,
ma siamo sicuri di avere bisogno di una “festa” per ricordare le capacità di una donna?

 

Autore: Luigi Sprovieri

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