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Sei diverso. Fai schifo

Cosa significa essere diverso in una realtà come quella del nostro Paese?
È una domanda, questa, che mi affligge quotidianamente, tra una storia Instagram, un leghista tra i carciofi, una Meloni alle prese con il Gender, un Cinque stelle scioltosi più velocemente del cono gelato e Barbarella nazionale di sottofondo che perde i programmi su Canale 5.


Ma andiamo per gradi, cercando di fare ordine nella mia testa. Se è vero che la laicità dello stato è garantita dalla nostra stessa Costituzione, dall’altro lato,
l’elemento religioso cattolico fa breccia nel cuore di molti, non solo per la presenza dello Stato del Vaticano nel Bel Paese, ma anche per un retaggio culturale intrinseco nel DNA della penisola. In in questo assetto così uniformato, ma poco uniformante, se hai un velo in testa e non sei una suora, sei da considerare diversa.


Ma poi, diverso da chi? Da cosa?


Pensiamo alle donne; le donne sono diverse. Diverse dall’uomo, dall’ideale di forza, di forza lavoro e di intelligenza e preparazione. La donna sgomita per prendere posto o per farsi ripagare di aver raggiunto quello stesso posto con onestà e dedizione, al contrario di altri. Ma siamo in un Paese in cui “la donna diversa” è diversa.


Ma poi, diverso da chi? Da cosa?


Avete mai avuto un compagno di classe di colore? Io no e ad oggi, forse, se pensassi ad i mieigiorni in classe, sono certo che sarei caduto anche io nel tranello:
-mamma: come sono i tuoi compagni di classe?
-Io, da giovane: tutti simpatici, uno di colore.
Non avrei parlato dei compagni di classe più alti di me, di quelli coi baffi o quelli con i seni prorompenti, ma evitando i dispregiativi, avrei cominciato a vedere il colore... il colore diverso.


Ma poi, diverso da chi? Da cosa?


Avete mai visto un omosessuale? Ce ne sono così tanti adesso in televisione, in radio, al cinema. Li trovate anche tra gli scaffali del supermercato, prima come donne, poi come uomini trasformati in donne e viceversa, e nel Tabacchi dietro casa mentre comprano delle sigarette, tra lustrini e profumi che emanano rose e scintillii, tutto a tempo di musica. Tutti hanno almeno un amico omosessuale, ma questo amico non può esternarlo, non può vestirsi come vuole, non può parlare
con le vocali aperte, ma soprattutto non può essere genitore… perché nell’essere uguali, insieme, si diventa ancora più diversi.


Ma poi, diverso da chi? Da cosa?


La giornata di oggi, mi/ci insegna che nella diversità ci crogioliamo quotidianamente, ma che ad essere protagonista del nostro egoismo e della nostra cattiveria, rimane la diversità altrui, quella che fa male perché aderisce perfettamente ai nostri difetti peggiori, ma che facciamo apparire
come lontana da noi.

Il 17 maggio di ogni anno, si “festeggia” la giornata contro l’omo-lesbo-bi-transfobia, perché nel nostro paese, in cui la diversità è sottotitolo di ogni singolo individuo, c’è qualcuno che ha paura.
C’è paura di confondere l’amore per ossessione o perversione.
C’è paura di confondere il piacere in entrambi i sessi, come pulsione sessuale.
C’è paura di una persona nata biologicamente donna che diventa uomo, perché lo fa per capriccio.
C’è paura di uomini e donne, che cercano e trovano il modo giusto per rendere felici bambini dal
sorriso unico.
Siamo in un paese, dove tutto ciò che non abbiamo, ci fa paura.
Siamo in un Paese in cui, se qualcosa ci fa paura, la esterniamo in odio.
Siamo in un Paese in cui quest’odio non è ancora punito.
In questo paese, tra percosse, ferite, silenzi, omertà, scontri, divisioni, sputi, shitstorm ed un mare di menzogne, ci sono uomini e donne che devono vivere con la paura di essere sé stessi.
Ma è sempre così, deve avere sempre paura chi paura non ne fa.
Dipende solo da come leggi questa frase.

 

Luigi Sprovieri

Foto di Rocco Daniele 

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